Punto di vista unico

viaggi fotografici a Lisbona 80x80 - Punto di vista unico
Una futuristica stazione ferroviaria
05/06/2017
viaggi fotografici a Vienna 80x80 - Punto di vista unico
Street food etnico
15/07/2017
 

Voglio dare per scontato che l’Empire State Building è conosciuto da tutti in quanto simbolo più famoso di New York e forse d’America, quindi non mi dilungherò nella descrizione dell’edificio, ma passerò direttamente al racconto di quella che considero una tra le più spettacolari esperienze della mia vita.

Prima volta a New York, le Torri Gemelle erano state distrutte da qualche anno (11 per l’esattezza) e all’Empire State Building rimaneva il primato di torre più alta di New York, un primato triste, perché immediato era il rimando alle “Twin” che dal 1967 lo avevano superato in altezza. Problema risolto nel 2013, anno in cui la torre più alta di New York è diventata la Freedom Tower (One World Trade Center). Salire sull’Empire State Building per ammirare il panorama a 360 gradi offerto dalla terrazza situata all’ottantaseiesimo piano, per chi visita New York è un rituale. Così devono pensarla i tre milioni di turisti che ogni anno si mettono in fila e aspettano pazientemente per circa due ore il loro turno per poter salire. Tra questi posso orgogliosamente affermare “c’ero anch’io” nel 2012 e credo di essere stato il settecentocinquantamillesimo in classifica, visto che ero lì a fine marzo. Soprassiedo sull’immancabile messa in posa davanti a un green back per la finta foto ricordo sull’Empire, che a me fa tanto tristezza, ma se hai una compagna a seguito non puoi esimerti di fare e soprattutto acquistare. La prima cosa che mi ha stupito è stata la velocità con la quale siamo arrivati al primo cambio: in meno di due minuti l’ascensore aveva letteralmente divorato ottanta piani, il tutto in modo graduale, cioè senza subire accelerazioni o frenate repentine. La scelta di visitare la torre intorno alle 17 era pensata strategicamente per poter ammirare il panorama sia al tramonto che di sera, ma non avendo minimamente preso in considerazione l’eventualità di un’attesa prolungata ci siamo dovuti accontentare della vista by night. Poco male, perché il colpo d’occhio è stato spettacolare anche se provato in una sola versione. Una volta varcata la soglia della terrazza, dopo la prima sensazione di disorientamento, probabilmente dovuta all’altezza e quindi a un minimo di vertigini, l’attività più ricorrente era quella di riconoscere i punti più caratteristici della città. Un modo come un altro per impegnare la mente e non pensare alle oscillazioni insistenti, causate dal vento che a quanto pare lassù è costante in ogni momento. Passata ogni preoccupazione inizia il giro a 360 gradi alla ricerca del punto più interessante dal quale fare gli scatti. Per ovvie ragioni il balcone panoramico è delimitato da un’alta recinzione a maglie larghe il minimo necessario per far passare l’obbiettivo di una reflex professionale. L’apertura è talmente stretta che non consente angolazioni appropriate e quindi limita la tipologia delle immagini e di utilizzare il treppiede, manco a parlarne. Su una trentina di scatti, che pensavo fossero decenti, ho salvato solo i cinque pubblicati, ma tutto sommato sono sufficienti a ricordarmi questa bellissima esperienza.